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Con il rialzo dei titoli di Stato USA migliora la richiesta di USD

valute 22Lunedì l’USD è passato di mano con sicurezza, guadagnando terreno contro tutte le altre valute, mentre i rendimenti dei titoli di Stato USA continuavano a rafforzarsi sull’onda dei commenti da falco di Stanley Fisher. Dopo i commenti di Lockhart e Dudley della scorsa settimana, il vice presidente della Federal Reserve ha espresso la sua fiducia nell’economia USA, dichiarando: “Mi aspetto che nei prossimi trimestri la crescita del PIL acquisisca slancio, man mano che gli investimenti si riprenderanno da una fase sorprendentemente debole e che diminuirà l’effetto zavorra dovuto all’apprezzamento del dollaro.” Fischer, però, non ha fornito orientamenti sul tasso d’interesse in vista del discorso di Janet Yellen a Jackson Hole, in programma venerdì prossimo. L’EUR/USD è sceso a 1,1271 in Asia, in calo dello 0,50% rispetto alla chiusura di venerdì, mentre saliva tutta la curva dei rendimenti USA. I rendimenti dei titoli del Tesoro a due anni sono lievitati allo 0,7750%, i rendimenti dei decennali hanno testato i livelli intorno all’1,60%. Nella notte l’indice del dollaro è salito dello 0,40%, attestandosi a 94,86, tornando sopra il livello a 94,75 (61,8% di Fibonacci sul rally di giugno-luglio). In un’ottica di medio termine, l’indicatore rimane all’interno del canale rialzista dopo aver toccato, giovedì scorso, il minimo del canale ascendente a quota 94,20. Durante la seduta asiatica, il dollaro neozelandese è sceso dello 0,75%, a 0,7210 USD, senza riuscire a tener testa al biglietto verde in rialzo. Analogamente, l’AUD ha continuato a indebolirsi a Sydney, cedendo lo 0,50% e portandosi a 0,7590 contro il biglietto verde. Come abbiamo detto più volte, il mercato è più sensibile all’aumento delle aspettative su un rialzo dei tassi negli USA che a un taglio del tasso dalla RBA. Per capovolgere l’attuale momentum positivo sarebbe necessario uno sfondamento del minimo del canale ascendente – pari attualmente a 0,74.

Lunedì i rendimenti sui mercati azionari asiatici sono stati contrastati: in Giappone e in Nuova Zelanda i listini hanno esteso i guadagni, invece la Cina e le altre piazze asiatiche hanno mostrato il segno meno. Stamattina il Nikkei ha guadagnato lo 0,32%, il più ampio indice Topix è lievitato dello 0,62%. Nella Cina continentale, gli indici compositi di Shanghai e Shenzhen hanno ceduto rispettivamente lo 0,41% e lo 0,75%. Sulle piazze offshore, l’Hang Seng di Hong Kong ha perso lo 0,46%, il Taiex di Taiwan lo 0,58%. Infine, l’indice NZX neozelandese ha guadagnato lo 0,77%, l’ASX australiano ha ceduto un marginale 0,21%.

È stato un inizio di settimana difficile anche per i metalli preziosi: oro e argento hanno ceduto rispettivamente lo 0,63% e il 2,23%. Il metallo giallo è sceso a 1.333 USD a Tokyo, l’argento ha invece testato il livello di supporto a 18,80 USD. È arrivato il momento di acquistare sui minimi?

In questo avvio di settimana ci sono pochissimi appuntamenti economici in calendario. Gli operatori monitoreranno i depositi a vista in Svizzera; l’indice sull’attività della Fed di Chicago; la bilancia commerciale e la creazione di lavoro formale in Brasile; nelle prossime ore anche Wheeler (RBNZ) terrà un discorso a Dunedin.

 

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