Nuovo crollo della borsa nella Cina continentale

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Nella notte, la banca centrale australiana (Reserve Bank of Australia, RBA) ha diffuso i verbali della riunione di agosto. Dai verbali emerge che la banca, soddisfatta dell’attuale politica monetaria, ha deciso di mantenere invariato il tasso di riferimento al minimo storico del 2%. Il tono dei verbali è stato piuttosto accomodante, la RBA, infatti, ha dichiarato che “in ambito nazionale, negli ultimi mesi c’è stato un generale miglioramento dell’attività economica”, aggiungendo che il contesto di tassi d’interesse bassi ha contribuito a sostenere la crescita dei consumi e che la debolezza del dollaro australiano ha aiutato le esportazioni. È quindi improbabile che la RBA tagli di nuovo il tasso, perché conta sul fatto che la Federal Reserve inizi ad alzare i tassi già a settembre. L’AUD/USD non ha reagito, durante la seduta asiatica la coppia si è mossa all’interno di una fascia ristretta. Si osserva un forte supporto a 0,7216 (minimo precedente), mentre, al rialzo, la resistenza giace a 0,7458 (38,2% di Fibonacci sulla svalutazione in atto da giugno ad agosto).

Nella notte abbiamo assistito globalmente a un movimento contenuto dei prezzi sui mercati valutari, perché gli operatori stanno apportando le ultime modifiche ai loro posizionamenti in vista dei verbali della Fed e del rapporto IPC di domani. Tuttavia, l’USD da ieri è in lieve rialzo, l’indice del dollaro è salito del 17%, portandosi a quota 96,97. L’indice Empire sul manifatturiero riferito ad agosto pubblicato ieri è calato a -14,92, mentre gli analisti si aspettavano un rilevamento vicino a 4,5 (rilevamento precedente: 3,86). Si tratta del crollo più marcato da più di 6 anni; le esportazioni USA sono state danneggiate dal dollaro forte. La coppia EUR/USD si sta avvicinando lentamente al prossimo livello di supporto, che giace a 1,1049 (38,2% di Fibonacci sulla svalutazione di giugno-luglio). Al rialzo, si osserva un primo livello di resistenza a 1,1123 (50% di Fibonacci), cui ne segue uno più forte a 1,12 (livello psicologico e massimo precedente).

Per quanto riguarda le borse, le azioni della Cina continentale sono state colpite da vendite selvagge, mentre la PBoC ha abbassato lievemente la quotazione di riferimento, da 6,3969 a 6,3966. Il Composite di Shanghai ha ceduto il 5,20%, il suo omologo ad alto tasso di titoli tecnologici, il Composite di Shenzhen, ha perso il 5,66%, perché gli operatori sono preoccupati per la capacità del governo di continuare a sostenere i mercati azionari. Altrove in Asia, il Nikkei giapponese ha ceduto lo 0,32%, l’Hang Seng lo 0,85%, mentre l’indice cinese S&P/ASX, più sensibile, è crollato dell’1,20%. La coppia NZD/USD non è riuscita a sfondare il livello di resistenza a 0,66 e si sta stabilizzando su livelli leggermente inferiori, intorno a 0,6580.

In Europa, i future sugli indici azionari si muovono in territorio negativo, imitando l’andamento dei mercati asiatici. Il CAC 40 francese è l’unico positivo, in rialzo di un esiguo 0,02%. In Germania, il DAX cede lo 0,25% e in Svizzera l’SMI perde lo 0,09%.

Nel Regno Unito, il Footsie è in calo dello 0,10%, mentre il cable annaspa in vista del rapporto sull’inflazione di luglio. Su base mensile, l’inflazione primaria dovrebbe essere negativa dello 0,3%, mentre, su base annua, gli analisti si aspettano un rilevamento piato. L’inflazione di fondo, invece, dovrebbe attestarsi allo 0,9% a/a rispetto allo 0,8% del mese precedente, a dimostrazione che sono i prezzi dei prodotti energetici a far rimanere l’IPC primario su livelli bassi. Un rilevamento inferiore alle previsioni medie metterebbe seriamente in discussione un imminente rialzo del tasso dalla BoE.

Oggi gli operatori monitoreranno il rapporto sull’inflazione di luglio nel Regno Unito; i nuovi cantieri residenziali e i permessi di costruzione di luglio negli USA; la creazione formale di posti di lavoro e le entrate fiscali in Brasile; la decisione sul tasso in Turchia.

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