Occhi puntati sulle vendite al dettaglio negli USA, debole l’IPP svizzero

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I mercati non sostengono un rialzo del tasso a settembre (di Yann Quelenn)

Oggi saranno pubblicati i dati sulle vendite al dettaglio di luglio. Stando alle previsioni, dovrebbe esserci un aumento dello 0,6% rispetto al -0,3% di giugno, alimentato principalmente dalle solide vendite di veicoli. Anche il dato sulle richieste iniziali di disoccupazione (il numero di persone che per la prima volta fa richiesta di sussidi di disoccupazione) sarà diffuso oggi. La cifra dovrebbe restare in linea con quella precedente, pari a 270 mila unità. Il dato sulle buste paga non agricole (NFP) della scorsa settimana ha deluso le attese, attestandosi a 215 mila unità a fronte delle 225 mila stimate. Continuiamo a ritenere che i dati non sostengano pienamente un rialzo del tasso a settembre. Inoltre, la svalutazione dello yuan probabilmente frenerà la Fed dall’intervenire sulla politica monetaria. In effetti, come possono gli USA, in un contesto di crescita debole, aumentare i tassi quando altri paesi nel mondo svalutano la loro moneta?

Inoltre, se guardiamo ai titoli decennali USA, notiamo che i rendimenti sono scesi di 35 punti base dal picco di giugno, mentre quelli dei titoli a due anni hanno ceduto meno di 30 punti nello stesso periodo. In altri termini, la curva dei rendimenti si sta appiattendo, man mano che gli investitori tagliano le loro previsioni su crescita e inflazione. Ecco perché, secondo noi, i mercati ora scommettono che il mese prossimo non ci sarà un rialzo del tasso. Negli ultimi giorni, il terzo piano di salvataggio per la Grecia ha determinato l’andamento della coppia EUR/USD. La coppia ha toccato il massimo da un mese. Miriamo alla resistenza a 1,1278 perché diminuiscono le probabilità di un rialzo del tasso a settembre.

In Svizzera permangono le dinamiche disinflazionistiche (di Peter Rosenstreich)

Senza peraltro generare grandi shock, stando all’Ufficio di Statistica Federale Svizzero, l’indice dei prezzi alla produzione e all’importazione è sceso su base mensile del -0,3%, calando a 91,3 punti, crollando su base annua del -6,4% rispetto al -6,3% previsto. L’indice dei prezzi alla produzione per merci prodotte in Svizzera è scivolato del -0,2% e quello dei prezzi all’importazione del -0,3%. Il dato indica con chiarezza che in Svizzera permangono delle dinamiche deflazionistiche, e che la cifra modesta del mese scorso è stata una tantum. Nel comunicato dell’Ufficio di Statistica si legge che il calo è stato dovuto alla flessione “del petrolio e dei prodotti petroliferi, degli orologi, dei componenti elettronici e dei circuiti stampati”. Alla luce del contesto macroeconomico, i prezzi dell’energia non sembrano destinati a salire nel prossimo futuro, mentre il calo delle esportazioni è dovuto alla mancanza di competitività del CHF.

Le cifre mostrano che la BNS dovrà rimanere vigile, perché si stanno concretizzando le pressioni disinflazionistiche. Il CHF dovrebbe indebolirsi ulteriormente contro EUR e USD, poiché i mercati prevedono il persistere della debolezza economica e perché aumentano le probabilità di un nuovo allentamento della politica monetaria dalla BNS (un intervento diretto sul forex è meno probabile). Poiché l’EUR/CHF viene scambiato sistematicamente sopra i massimi raggiunti dopo l’intervento della BNS a febbraio, la necessità che la banca centrale intervenga sui prezzi del forex è diminuita considerevolmente. Tuttavia, il vicepresidente della BNS Fritz Zurbruegg ha ribadito l’impegno della BNS a intervenire moderatamente, qualora le condizioni lo richiedessero. Gli operatori continueranno a vedere lo zampino della BNS dietro qualsiasi mossa sospetta dell’EUR/CHF e monitoreranno i depositi a vista in cerca di conferme di questa attività, fornendo indirettamente pressioni al ribasso al CHF. Appare sempre più evidente che i flussi stranieri in entrata dovuti all’avversione al rischio (molto pesanti nella prima metà del 2014 e 2015) stanno iniziando a calare.

Infine, considerando la divergenza fra le politiche monetarie delle banche centrali, prevediamo che il CHF sarà una delle divise con l’andamento peggiore del gruppo G10 negli ultimi mesi del 2015. Vendere CHF rimane una delle strategie più pure per giocare sul tema delle politiche monetarie divergenti.

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