Dato NFP inferiore alle attese, rendimenti azionari contrastati in Asia

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In Asia, stamattina i rendimenti azionari sono contrastati, dopo che sia il Giappone sia la Cina hanno pubblicato dati economici deboli. L’indice cinese Composite di Shanghai guadagna il 3,50%, mentre il suo omologo ad alto tasso di titoli tecnologici, il Composite di Shenzhen, ha compiuto un balzo del 3,27%. A Hong Kong, l’Hang Seng è in leggero calo e accusa una perdita dello 0,28%. Il Nikkei giapponese ha guadagnato lo 0,35% e il più ampio Topix lo 0,72%. Il Kospi sudcoreano cede lo 0,35%, in Tailandia la borsa perde lo 0,39%, mentre il Sensex indiano guadagna un esiguo 0,52%. Più a sud, le azioni australiane guadagnano lo 0,56%, mentre la borsa neozelandese ha chiuso in leggero calo, a -0,06%.
Stando ai dati pubblicati sabato, le esportazioni cinesi sono calate del -8,3% a/a a fronte del -1,5% previsto, e le importazioni del -8,1%, rispetto al -8,0% delle previsioni medie. La bilancia commerciale di giugno si è attestata a 43,03 miliardi di dollari; gli analisti avevano previsto una cifra più alta, pari a 54,70 miliardi di dollari. Le cifre deludenti, che fanno aumentare le probabilità di ulteriori stimoli monetari dalla PBoC, oltre alle voci di una presunta accelerazione delle fusioni di aziende statali da parte del governo, hanno sostenuto le azioni della Cina continentale. Inoltre, l’IPC di luglio si è attestato all’1,6% a/a a fronte dell’1,5% previsto, mentre l’IPP è risultato in calo del -5,4% a/a a fronte del -5% delle previsioni medie.
Sul mercato dei cambi, l’AUD/USD non è riuscito a infrangere la resistenza a 0,7429 e attualmente viene scambiato appena sotto la soglia a quota 0,74. La coppia USD/JPY si è mossa lateralmente a Tokyo nonostante l’indebolimento delle partite correnti e del surplus commerciale registrato a giugno. Il saldo grezzo delle partite correnti si è attestato a 558,6 miliardi di yen a fronte dei 785,9 miliardi previsti, e la bilancia commerciale si è attestata a 102,6 miliardi a fronte dei 119,7 miliardi di yen stimati. Il dollaro ha così recuperato contro lo yen dopo il brusco calo di venerdì dovuto ai dati deludenti sul mercato occupazionale USA. Prevediamo un ulteriore indebolimento dello yen contro il dollaro, perché la BoJ mantiene un’impostazione accomodante, mentre la Fed si sta preparando a restringere la sua politica monetaria.
Il rapporto sulle buste paga USA pubblicato venerdì scorso è stato discordante: il dato NFP di luglio ha deluso le attese, attestandosi a 215 mila unità a fronte delle 225 mila previste, invece le cifre del mese precedente sono state riviste al rialzo, da 223 a 231 mila nuovi posti di lavoro. Nel complesso, non ci aspettiamo un forte rally del biglietto verde, perché al dollaro manca il supporto derivante da dati economici inconfutabili. Dopo essere sceso a 1,0860, l’EUR/USD è balzato di nuovo sui livelli iniziali e attualmente viene scambiato nella stretta fascia intorno a 1,0970. Sul lato discendente, la moneta unica troverà supporto a 1,09 (supporto precedente), mentre, al rialzo, si osserva una forte resistenza a 1,1123 (50% di Fibonacci sulla svalutazione di giugno-luglio).
La coppia GBP/USD non è riuscita a infrangere la resistenza a 1,5461 (61,8% di Fibonacci sul rally di giugno) ed è rientrata in una fascia compresa fra due centesimi (1,5460-1,5690). Il cable troverà supporto a 1,5330 (minimo precedente) e una forte resistenza a 1,5690 (massimo precedente). La coppia EUR/GBP sta salendo gradualmente in scia al diffuso ottimismo per l’accordo sul salvataggio greco.
Oggi gli operatori monitoreranno la produzione industriale di giugno in Svezia; l’IPC di luglio in Norvegia; la bilancia commerciale settimanale in Brasile; la bilancia commerciale in India.

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