Franco svizzero e oro in rialzo perché la situazione in Yemen fa scemare la propensione del mercato

Scritto il alle 14:18 da [email protected]

Il trading sul forex segue un tipico trend di avversione al rischio dopo gli attacchi aerei dell’Arabia Saudita nello Yemen. Le tensioni in Medio Oriente hanno generato diffuse vendite sui mercati azionari, un considerevole deflusso di capitali dalle valute dei mercati emergenti ad alto rendimento e flussi verso porti sicuri quali l’oro, il franco svizzero, lo yen e la sterlina britannica. L’USD è in diffuso calo contro gran parte delle altre valute del G10 (dopo la contrazione a sorpresa dei beni durevoli di febbraio e le conseguenti posizioni accomodanti della Fed), mentre le valute dei mercati ad altro rendimento (TRY, ZAR e BRL) accusano forti pressioni a vendere. In questo giovedì, le valute legate al petrolio fanno registrare le prestazioni migliori contro l’USD, con RUB, NOK e CAD in rialzo rispettivamente, mentre scriviamo, dell’1,55%, dell’1,01% e dello 0,75%.

L’oro raggiunge quota 1.220 USD, il greggio WTI in rally di più del 5% dopo i bombardamenti nello Yemen

Non appena l’Arabia Saudita e i suoi alleati hanno iniziato a bombardare lo Yemen, la propensione al rischio del mercato ha subito una brusca inversione. Il petrolio ha compiuto un rally fino a 1.220 USD perché il Medio Oriente si precipita verso asset considerati sicuri, mentre WTI e Brent hanno capovolto la debolezza di marzo, perché si teme che i disordini nel Medio Oriente porteranno a interruzioni nella fornitura dei principali produttori di petrolio al mondo. Poiché il rialzo dei prezzi del petrolio spinge la domanda di petrovalute, in primis NOK, CAD e RUB, il real brasiliano (BRL) e la lira turca (TRY), dipendenti dal petrolio, fanno registrare prestazioni inferiori che creano interessanti opportunità di trading per chi cerca profitti a breve termine.

Dopo il rally dell’avversione al rischio, la coppia XAU/USD ha recuperato interamente le perdite di marzo, avanzando fino al 50% di Fibonacci (1.219,89) sulle vendite da gennaio a marzo. Le consistenze in oro del fondo SPDR, che sono scese a 743,21 tonnellate al 25 marzo rispetto alle 771,25 tonnellate di fine febbraio, segnalano che c’è spazio per un ulteriore recupero sul mercato dell’oro. Gli indicatori di trend e momentum puntano al lato degli acquisti, quindi è prevedibile un progresso fino alla media mobile a 200 giorni (1.237,75 USD).

L’avversione al rischio fa aumentare le pressioni positive sul CHF

Chiaramente le pressioni derivanti dall’avversione al rischio per i bombardamenti nello Yemen rafforzano i flussi verso i porti sicuri come il franco. Oltre alla fuga verso la sicurezza degli euroscettici, la diffusa avversione al rischio non permette all’EUR/CHF di stabilizzarsi sopra quota 1,05. Con il venir meno del supporto fornito dall’USD/CHF, prevediamo due scenari possibili per l’EUR/CHF. Nel primo caso, la difficoltà della BNS nell’evitare un apprezzamento del franco creerà tensioni sul mercato dei tassi svizzeri e quindi aumenteranno le probabilità di un taglio del tasso d’emergenza. In un contesto simile, l’impegno implicito della BNS a mantenere l’EUR/CHF nella fascia 1,05-1,10 spingerà il mercato a sfidare la BNS, mantenendo l’EUR/CHF più vicino al minimo a 1,05 piuttosto che al tetto a 1,10. Vista la correzione dell’EUR in corso e il malcontento politico rispetto a un contesto di tassi negativi, non vediamo il bisogno imminente di aggiungere pressioni su banche e fondi pensione. Il calo delle pressioni sui future eurosvizzeri corrobora il nostro punto di vista. Questo ragionamento ci porta alla seconda alternativa, ovvero che la BNS tragga vantaggio dal suo vago comunicato diffuso dopo la decisione del 15 gennaio e dalla strategia implicita prefissatasi e lasci che l’EUR/CHF scenda a un ritmo accettabile verso la parità, nella speranza che, in tempi ragionevoli, le pressioni al rialzo contro l’USD compensino la generale forza del franco.

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