Valute legate al petrolio sotto pressione sul calo del greggio WTI, attesa per il FOMC

Scritto il alle 10:24 da [email protected]

L’evento chiave della giornata è la decisione del FOMC, attesa per le 18:00 GMT; sui mercati valutari globali dovremmo assistere a un movimento limitato dei prezzi. Gli operatori ritoccano le loro posizioni, l’USD è in diffuso rialzo in Asia. Ciò è dovuto al fatto che si prevede che la Fed rimuoverà il suo invito alla “pazienza” alla riunione di questo mese, decisione che verrebbe interpretata come un passo concreto verso una normalizzazione del tasso. Sebbene le previsioni di una Fed falco siano già messe in conto sui mercati monetari e delle valute, è più probabile una reazione più significativa sugli indici azionari. Dopo il mercato depresso della scorsa settimana, ieri i future sull’S&P sono risaliti timidamente a 2.081 USD, quelli sul Dow Jones mostrano un gap al ribasso (dopo l’insolito balzo di ieri), mentre il Nasdaq ha superato gli altri indici USA, avanzando stabilmente a 4.384 USD, pur rimanendo sotto la media mobile a 21 giorni.
Il greggio WTI è sceso a un nuovo minimo pari a 42,44 USD, dopo la flessione a nuovi minimi iniziata già ieri a New York. La rinnovata debolezza del greggio spaventa l’industria petrolifera. Royal Dutch ha annunciato che smonterà un quarto delle piattaforme nel Mare del Nord; secondo l’amministratore delegato del gruppo BP, da un terzo a un quarto dei campi di estrazione britannici non sono redditizi. Nella lotta per le quote di mercato, l’Arabia Saudita è già in perdita, mentre gli USA continuano a produrre 9,5 milioni di barili al giorno, in costante rialzo. Il panico intorno ai prezzi dell’oro nero deprime le valute dei produttori di petrolio. L’USD/NOK è salito a 8,3323, anche a causa del calo della bilancia commerciale norvegese a 21 miliardi di NOK, rispetto ai 27,1 mld di un mese fa. Alla riunione del 19 marzo, la Norges Bank dovrebbe abbassare il tasso sui depositi dall’1,25% all’1,00%. La divergenza più ampia fra la Fed e la Norges Bank suggerisce un progresso costante verso la fascia del 2000-2001 compresa fra 8,50 e 9,50.
L’USD/CAD testa le offerte a 1,2800+, mentre la coppia USD/RUB rimane all’interno di fasce in scia alle transazioni ridotte in RUB oltreoceano.
Nessuna novità sul fronte dell’EUR. Il sentiment per la valuta unica rimane nettamente negativo, sia sull’onda delle previsioni di una Fed falco, sia perché la Grecia ha bisogno di una concessione di liquidità al vertice dell’UE. Le proteste di Francoforte contro la BCE occupano le prime pagine dei giornali europei! Le incertezze dovrebbero far rimanere l’EUR ancorato verso il basso. Si prevedono vendite di EUR/USD sotto 1,05, l’EUR/GBP trova solide offerte a 0,7200/0,7250 (area che include le barriere per le opzioni, il 23,6% di Fibonacci sulle vendite da dicembre 2014 a febbraio 2015 e la media mobile a 21 giorni). L’EUR/JPY si aggira intorno a 128,52 (61,8% di Fibonacci sul rally dal 2012 al 2014). Ci sono consistenti barriere per le opzioni a 130+.
In Giappone, il deficit commerciale è sceso molto più del previsto a febbraio, da -1.179,1 miliardi (dato rivisto) a -424,6 miliardi di yen. Le esportazioni verso gli USA sono cresciute del 14,3%, quelle verso la Cina hanno subito una flessione importante, pari al 17,3%, a conferma dei moniti del ministro delle Finanze Aso di ieri (sul fatto che la Cina rappresenta un rischio al ribasso per la ripresa giapponese). L’USD/JPY è rimasto all’interno di fasce a Tokyo (121,26/41), mentre i rendimenti dei decennali USA sono scesi appena sopra il 2,0%. Oggi tutti gli occhi saranno puntati sulla decisione del FOMC. La Fed falco potrebbe generare un facile superamento di 122,03 (massimo 10 marzo). Le scommesse per le opzioni in scadenza oggi sono favorevoli sopra 121,50. Una chiusura, dopo il FOMC, inferiore a 120,97 (linea di conversione di Ichimoku) dovrebbe però ancorare il mercato sotto i massimi di marzo.
Il deficit delle partite correnti neozelandesi è sceso meno del previsto, nel quarto trimestre il rapporto partite correnti/PIL è sceso al -3,3%, rispetto al -2,6%. Permane la debolezza dei prezzi dei prodotti caseari, all’ultima asta di Fonterra i volumi sono scesi e l’indice GDT ha perso un altro 8,8%. La coppia NZD/USD rimane sotto tono, il giudizio negativo fa passare in primo piano il supporto a 0,72, sotto questo livello s’intravedono gli stop.
A seguire il calendario economico di oggi: bilancia commerciale di gennaio in Italia; tasso di disoccupazione e retribuzioni settimanali di gennaio, variazione nelle richieste di disoccupazione e numero richieste di sussidi di disoccupazione di febbraio nel Regno Unito; bilancia commerciale e produzione nel settore costruzioni m/m e a/a di gennaio nell’Eurozona; sondaggio ZEW/Credit Suisse sulle previsioni in Svizzera; richieste di mutui MBA aggiornate al 13 marzo negli USA; vendite all’ingrosso m/m di gennaio in Canada e, più tardi, PIL t/t e a/a riferito al quarto trimestre in Nuova Zelanda.

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