La Grecia presenta la richiesta di estensione del prestito

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Come emerge dai titoli di prima pagina, la Grecia ha richiesto un’estensione del prestito di sei mesi. La notizia positiva ha fatto lievitare i listini azionari europei e ha contribuito a far scendere gli spread dei titoli periferici. L’EUR/USD è sceso dopo il rally che l’aveva fatto salire a 1,1436. Nelle prossime ore ci muoveremo con cautela, perché i dettagli della richiesta sono tutt’altro che trasparenti. Nel complesso, siamo sempre più convinti che non si arriverà a una soluzione sul salvataggio. Come previsto, la BCE ha aumentato la liquidità d’emergenza per le banche greche di 3,3 miliardi di euro, per un totale pari a 68,3 miliardi di euro. Questo capitale supplementare dovrebbe permettere di gestire i livelli di deflussi dai depositi per qualche settimana. Il tempo a disposizione potrebbe però diminuire rapidamente, se i depositanti greci saranno presi dal panico. L’entità limitata dell’incremento indica che la BCE vuole spingere la Grecia a concordare un’estensione del piano di salvataggio. Se le banche greche utilizzeranno il capitale aggiuntivo e le BCE si rifiuterà di accordare altri incrementi, probabilmente la Grecia sarà costretta a innescare controlli sui capitali e limitare i pagamenti interni. L’andamento dell’EUR/USD sarà in balia delle notizie sui negoziati fra UE e Grecia, il livello a 1,1534 frenerà eventuali slanci al rialzo di breve termine.

Prepariamoci alle ricadute

Nella Svizzera del post-“cambio minimo” per l’EUR/CHF, gli investitori attendono prudentemente di verificare sul campo le conseguenze esplosive della sua rimozione sul piano finanziario. Un importante imprenditore le ha definite uno “tsunami”, gli analisti si preparano al peggio. Gran parte delle previsioni su crescita e inflazione è stata rivista immediatamente al ribasso. Per il 2015 avevamo previsto un tasso di crescita dello 0,6% e un’inflazione negativa pari al -0,6%. Gli indicatori predittivi sono calati vistosamente: il PMI manifatturiero di gennaio è sceso a 48,2 punti dal dato rivisto pari a 53,6 punti e l’IPC a/a riferito allo stesso mese si è attestato al -0,5%, dal -0,3%. L’indicatore predittivo KoF è sceso marginalmente, a 97,0 punti e mostra una tendenza al ribasso da inizio 2015; gli economisti dell’Istituto Economico Svizzero (KoF) hanno comunque osservato che l’economia svizzera entrerà sicuramente in recessione con l’EUR/CHF sotto quota 1,05. Come si evince dal dato pubblicato oggi, a gennaio il surplus commerciale svizzero è salito a 3,43 miliardi di CHF, rispetto a 1,51 mld di dicembre. A gennaio, le esportazioni sono cresciute del 2,9% m/m su base destagionalizzata, invertendo il calo del 2,9% di dicembre. È interessante notare che le esportazioni di orologi svizzeri sono cresciute del 3,7%, grazie a diffuse vendite internazionali. Detto questo, il crollo di ieri del sondaggio ZEW sulle previsioni dovrebbe essere un campanello d’allarme. Il sondaggio di gennaio ha mostrato un calo a -73 punti dai -10,8 precedenti. Si tratta del calo più consistente nell’indice e dimostra che le previsioni sull’economia sono peggiorate considerevolmente dalla decisione della BNS del 15 gennaio.

Il presidente Jordan ha detto esplicitamente che, secondo lui, il franco svizzero (CHF) continua a essere sopravvalutato. Sostenuto dalle minacce di un intervento sul forex e dal rally dell’EUR, l’EUR/CHF quota al momento a 1,06. Il franco più debole dovrebbe contribuire a stabilizzare le condizioni economiche, soprattutto se la coppia raggiungerà quota 1,10, come prevedono alcuni osservatori. Sembra che l’economia svizzera sia in modalità attendista, nella speranza che Jordan e le dinamiche del mercato spingano al rialzo l’EUR/CHF.

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