Valute dei mercati emergenti ed EUR sotto pressione dopo i solidi dati sul lavoro USA

Scritto il alle 11:51 da [email protected]

La settimana si apre con il recupero delle valute G10 nei confronti dell’USD, dopo il rally di venerdì del biglietto verde in scia al dato NFP. I dati sul lavoro USA sono stati incoraggianti, con un incremento pari a 257.000 nuovi posti di lavoro a gennaio (rispetto ai 230 mila previsti e ai 252 mila del rilevamento precedente). Il tasso di disoccupazione è peggiorato, passando dal 5,6% al 5,7%, ma è aumentato il tasso di partecipazione, attestatosi al 62,9% (rispetto al 62,7% di un mese fa). Le retribuzioni orarie medie sono cresciute del 2,2% a/a rispetto all’1,9% previsto. La propensione per l’USD rimane intatta perché i dati sul lavoro ridanno vigore ai falchi della Fed. I rendimenti dei decennali USA non sono riusciti a superare il 2%. I metalli sono stati venduti aggressivamente, di pari passo con l’aumento dell’USD dopo il dato NFP. Dopo aver infranto al ribasso la media mobile a 200 giorni per la prima volta dalla rimozione del cambio minimo per l’EUR/CHF, sulla coppia XAU/USD c’è stata un’accelerazione delle vendite che l’hanno fatta scendere a 1.228,50 USD. S’intravede resistenza in area 1.240/50 USD (61,8% di Fibonacci sul rally da novembre 2014 a gennaio 2015 / media mobile a 200 giorni).

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L’EUR/USD ha subito perso una figura intera (100 pips), indebolendosi fino a 1,1287 prima della chiusura di settimana. Pur ottenendo richieste migliori in Asia, l’EUR/USD non è riuscito ad acquisire momentum in scia alle tensioni legate alla Grecia. Il neo eletto primo ministro greco Tsipras ha detto che il paese intende ripagare il suo debito ma non come previsto dal piano di salvataggio; l’austerità non è un obbligo. Il sentiment per l’EUR rimane nettamente negativo nonostante il miglioramento del surplus delle partite correnti e l’accelerazione delle esportazioni in Germania emersi dai dati riferiti a dicembre. Si osservano resistenze a 1,1445/65 e 1,1500 (38,2% di Fibonacci sulle vendite da dicembre 2014 a febbraio 2015 / media mobile a 21 giorni ed esercizio delle opzioni). L’EUR/GBP consolida le perdite in una fascia vicina ai minimi dell’anno (0,74151/481). Una chiusura giornaliera inferiore a 0,7465 (pivot MACD) dovrebbe far restare il giudizio negativo e pesare ulteriormente sul supporto a 0,74.

La bilancia delle partite correnti giapponesi è scesa da 433 a 187,2 miliardi di yen. Dopo aver superato la linea di conversione e di base dopo il dato NFP di venerdì, l’USD/JPY testa le offerte in corrispondenza del massimo della nuvola di Ichimoku (119,26). Visto il miglioramento contenuto dei rendimenti USA, prevediamo che i tentativi al rialzo dell’USD/JPY prima di 120,00 saranno complicati. Sopra 120,00 abbondano gli ordini d’acquisto per le opzioni.

L’AUD/USD ha aperto in gap a 0,7768 (rispetto alla chiusura di venerdì a 0,7796), in scia al calo significativo, pari al 19,9%, delle importazioni cinesi su base annua a gennaio; le esportazioni sono scese del 3,3% a/a. Il MACD rimarrà in zona ribassista in caso di chiusura inferiore ai 79 centesimi e dovrebbe frenare la propensione per l’AUD.

In Canada, la variazione netta nell’occupazione (35,4 K) non è riuscita a riaccendere l’ottimismo perché a gennaio le occupazioni a tempo pieno sono calate di 11,8 mila unità, rispetto a un incremento degli impieghi a tempo parziale pari a 47,2 mila unità. L’USD/CAD inizialmente è sceso a 1,2379, per poi normalizzarsi sopra 1,2500 in avvio di settimana. Il MACD è appena sotto la linea dello zero, ciò suggerisce una potenziale correzione del loonie (CAD) se ci sarà un allentamento delle pressioni al ribasso sui mercati petroliferi. Il greggio WTI ha aperto la settimana a 52 USD, ma gli ordini d’acquisto sono fragili, perché Abu Dhabi si prepara ad annunciare un incremento della capacità produttiva totale da 3 a 3,5 milioni di barili al giorno entro il 2017.

Le valute dei mercati emergenti hanno aperto la settimana sotto pressioni a vendere dopo i forti dati sul lavoro diffusi negli USA. L’USD/TRY ha raggiunto un nuovo massimo storico pari a 2,4820 perché il presidente Erdogan insiste a ritenere la banca centrale “responsabile” di decisioni “errate” sui mutui. Oltreoceano, l’USD/BRL scambia sui nuovi massimi da dieci anni (2,7836 dopo il dato NFP). Come previsto, a gennaio l’IPC brasiliano è salito al 7,14% su base annua. Il surriscaldamento dei prezzi dovrebbe continuare, visto che il governo si sta allontanando dalla politica dell’abbassamento dei prezzi. Le discrete opzioni call standard, che si susseguono sopra 2,70/2,75, dovrebbero fornire supporto perché la propensione per il carry trade rallenta in scia ai falchi della Fed e all’aumento delle volatilità.

Oggi gli operatori monitoreranno bilancia commerciale, esportazioni e importazioni m/m di dicembre in Germania; i consumi delle famiglie m/m e a/a di dicembre in Svezia; l’indice Sentix sulla fiducia degli investitori di febbraio nell’Eurozona e i nuovi cantieri residenziali di gennaio in Canada.

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