Rating del credito russo abbassato al livello “spazzatura”, valute oceaniane sotto pressione

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Standard and Poor’s ha tagliato il rating del credito russo, portandolo a “spazzatura” con outlook negativo, perché la flessione dei prezzi del petrolio e le tensioni in Ucraina costituiscono una grave minaccia per la stabilità finanziaria e politica del paese. L’USD/RUB testa offerte intorno a 70. Se le vendite dovessero acquisire slancio sopra 70, prevediamo un intervento della banca centrale russa (CBR) per frenare il deprezzamento del rublo. Il 30 gennaio si terrà la riunione della CBR, che dovrebbe mantenere il tasso bancario inalterato al 17%. Viste le pressioni a vendere sul rublo, per il momento non prevediamo tagli. Le riserve in oro e valuta straniera della Russia sono scese verso i minimi del 2009, il 16 gennaio ammontavano a 379,4 miliardi di dollari. Considerata la libera fluttuazione del RUB, le riserve in valuta continueranno sicuramente a scendere, il che dovrebbe indurre la CBR a cercare delle alternative per frenare il deprezzamento.

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In Giappone, l’inflazione dei prezzi alla produzione è rimasta invariata, attestandosi al 3,6% su base annua a dicembre (rispetto al 3,5% previsto). I cross con lo JPY si sono mossi all’insegna della fiacchezza a Tokyo. L’USD/JPY sta facendo fatica a superare le offerte sopra il massimo della nuvola giornaliera di Ichimoku (118,46): la debolezza dell’EUR/JPY sembra essere ancora un freno, anche se dovrebbe contare sempre meno visto che il complesso EUR si sta riprendendo diffusamente. I livelli tecnici dell’USD/JPY sono piatti, circolano voci di ordini d’acquisto da investitori semi-ufficiali in area 117,25/50. Opzioni standard di tipo put si susseguono sotto 118,00, le posizioni si mescolano intorno a 118,00/119,00, gli ordini d’acquisto per le opzioni in scadenza oggi si susseguono sopra 119,00.
La coppia GBP/USD continua a trovare supporto prima del dato preliminare riferito al PIL del quarto trimestre in uscita oggi. Si prevede un’espansione dello 0,6% su base trimestrale (rispetto allo 0,7% precedente) e una crescita del 2,8% su base annua (rispetto al 2,6% precedente). È probabile un rimbalzo di breve termine verso 1,54 (massimo del trend discendente da settembre a gennaio), se sarà superata la zona 1,5175/1,5204 (media mobile a 21 giorni / esercizio delle opzioni).
Oggi inizia la riunione di due giorni del FOMC, domani sarà resa nota la decisione. Le crescenti speculazioni su un rinvio del primo rialzo del tasso sui fondi federali dovrebbero sostenere la parte anteriore della curva dei rendimenti dei titoli USA, anche se il calo dei rendimenti in Giappone ed Europa non permette alla parte posteriore (scadenze più lunghe) di salire. In Asia, i rendimenti dei decennali USA sono rimasti intorno all’1,80%/1,85%.
La coppia NZD/USD viene scambiata nella zona di consolidamento ribassista. Il giudizio è nettamente negativo, perché la RBNZ dovrebbe mantenere il tasso OCR invariato al 3,50% (decisione attesa il 29 gennaio) e rilasciare un comunicato più accomodante, perché il calo dei prezzi del petrolio contribuisce a raffreddare l’IPC. Le barriere per le opzioni in scadenza oggi stazionano a 0,7480/0,7500, si osservano degli stop sotto il supporto a 0,74. Analogamente, l’AUD/USD consolida la debolezza sotto gli 80 centesimi prima della pubblicazione dell’IPC (28 gennaio). Un’inflazione debole dovrebbe rinvigorire le colombe della RBA. Ci sono solide barriere per le opzioni a 0,80+.
Oggi gli operatori monitoreranno i seguenti dati: approvazioni di mutui per la casa e prestiti totali per i mutui a/a di novembre in Spagna; bilancia commerciale, IPP m/m e a/a di dicembre in Svezia; PIL (preliminare) quarto trimestre a/a e a/a, indice sui servizi m/m e 3m/3m di novembre nel Regno Unito; variazione nel numero di persone in cerca di occupazione e numero totale di persone in cerca di occupazione di dicembre in Francia; ordinativi di beni durevoli di dicembre, indice S&P/Case Shiller sul prezzo delle abitazioni m/m e a/a di novembre, PMI servizi (preliminare) di gennaio, vendite di nuove abitazioni m/m di dicembre, fiducia dei consumatori di gennaio e indice sul manifatturiero di gennaio della Fed di Richmond negli Stati Uniti.

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