La BCE reintroduce gli stimoli

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L’evento chiave di oggi è la tanto attesa riunione della BCE. La BCE dovrebbe annunciare un QE in piena regola e le attese sono piuttosto elevate. Si prevede l’annuncio di un pacchetto da 500 miliardi di euro; in una cornice di condivisione del rischio, i mercati si attendono un’operazione da 750 a 1.000 miliardi di euro. I dettagli sull’operazione, fra cui la distribuzione degli acquisti, la durata, le condizioni e così via, oggi determineranno la direzionalità dell’EUR, è prevedibile un discreto movimento del prezzo. Ieri l’EUR/USD è salito a 1,641 a New York, prima che l’agenzia Dow Jones riferisse che la BCE potrebbe proporre un programma di QE da 50 miliardi al mese. Le notizie, per nulla circostanziate, non hanno ottenuto nessun riscontro ufficiale e la cifra è comunque più o meno in linea con le attese ufficiali. Ciò dimostra la forte tensione intorno all’EUR prima della riunione della BCE. Continuiamo a essere vigili perché oggi volatilità duplici dovrebbero dominare il complesso EUR. Le offerte per le opzioni sull’EUR/USD si susseguono sotto 1,1500, ora si osservano discreti ordini d’acquisto sopra 1,1700/50.

La BoC ha inaspettatamente tagliato il tasso bancario, portandolo dall’1,0% allo 0,75%, perché lo shock petrolifero dovrebbe far scendere ulteriormente l’inflazione, facendo aumentare i rischi per la stabilità finanziaria. L’USD/CAD ha compiuto un rally aggressivo fino a 1,2394, stabilizzandosi poi in area 1,2326/73 in Asia. Malgrado le marcate condizioni d’ipervenduto (RSI all’85%, banda di Bollinger superiore a 30 giorni a 1,2220), l’inattesa mossa accomodante della BoC dovrebbe esercitare forti pressioni a vendere sul loonie (CAD). Si sta formando un supporto a 1,2205 (76,4% di Fibonacci sulle vendite dal 2009 al 2011). La resistenza tecnica chiave di breve termine staziona a 1,2734 (massimo del 2005), seguita da 1,3065 (massimo del 2009). L’EUR/CAD ieri ha scavalcato le medie mobile a 21, 50 e 100 giorni. In corrispondenza della media mobile a 200 giorni (1,44431) giace una forte resistenza, perché permangono le pressioni negative sull’EUR prima de1lla BCE.

I cross con lo JPY hanno avuto un andamento contrastato a Tokyo, le azioni del Nikkei hanno guadagnato lo 0,28%. Nella settimana conclusasi il 16 gennaio, gli investitori stranieri si sono allontanati dall’azionario e dai bond giapponesi; gli investitori giapponesi hanno acquistato azioni stranieri per 657,4 miliardi di yen, vendendo invece bond stranieri per un valore pari 397,2 miliardi di yen. L’interesse netto per gli asset giapponesi è stato negativo. L’USD/JPY si è portato fino alla linea di base di Ichimoku (118,35). Permangono offerte sopra il massimo della nuvola giornaliera (118,65), la linea di conversione mostra un tendenza negativa. Poiché il momentum negativo sta perdendo slancio, gli ordini d’acquisto a 118,00+ faranno presto presagire un’inversione di tendenza. Ciò nonostante, da oggi le pressioni sull’EUR/JPY saranno importanti. Se ci fosse un’accelerazione delle vendite di EUR, l’impatto sui cross con lo JPY sarà alquanto negativo.
In Cina, per soddisfare la domanda stagionale prima del Nuovo Anno Lunare, la PBoC ha iniettato 50 miliardi di yuan attraverso operazioni a pronti con patto di rivendita a 7 giorni. L’USD/CNY è rimbalzato dalla media mobile a 21 giorni (6,2088), il supporto chiave staziona alla media mobile a 200 giorni (6,1818) viste le previsioni di nuovi stimoli monetari per sostenere ulteriormente l’attività economica.
Ieri c’è stata un’accelerazione delle vendite di NZD/USD, la coppia ha bucato sotto il nostro obiettivo a 0,7548 (base del trend discendente da ottobre a gennaio) ed ha quotato a 0,7514 per la prima volta da giugno 2012. Prevediamo un potenziale al ribasso più marcato perché si sta rafforzando il momentum ribassista. Il prossimo supporto staziona a 0,7457 (doppio minimo del 2012), seguito da 0,7343 (61,8% di Fibonacci sul rialzo dal 2009 al 2011).
Oggi entrano in vigore i tassi negativi sul franco svizzero. L’USD/CHF resiste sopra 0,8500, mentre l’EUR/CHF si stabilizza intorno a 1,00. La decisione della BCE dovrebbe conferire nuova direzionalità all’EUR/CHF dopo lo storico crollo della scorsa settimana.
Oltre alla decisione della BCE e al discorso di Mario Draghi, gli operatori monitoreranno anche il tasso di disoccupazione spagnolo riferito al quarto trimestre, il tasso di disoccupazione svedese di dicembre, gli ordinativi e le vendite industriali m/m e a/a italiani di novembre, le finanze pubbliche e i prestiti del settore pubblicato britannico di dicembre, il debito pubblico dell’Eurozona nel terzo trimestre, le vendite al dettaglio italiane di novembre, i trend dei prezzi di ordinativi e vendite della Confindustria (CBI) britannica di gennaio, le richieste iniziali e continue di sussidi di disoccupazione, aggiornate rispettivamente al 17 e al 10 gennaio, negli USA, l’indice (preliminare) sulla fiducia dei consumatori di gennaio nell’Eurozona e l’attività manifatturiera di gennaio della Fed di Kansas City.

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